venerdì 18 aprile 2008

L'importanza di saper osservare

Riappiccico qui un commento sul forum di Kinart:


Penso che molti in questo forum sappiano della mia mania per la documentazione e l'osservazione, alcuni penseranno anche che sia un po' fissato perché per ogni vignetta che disegno voglio avere qualche riferimento specifico. Magari hanno anche ragione, ma con gli anni per me è diventato un modo di fare che ormai non mi ruba più tempo, anzi, me ne fa guadagnare. E in effetti la "mania" della documentazione non è che la prosecuzione dell'osservazione. E l'osservare ciò che ci è intorno è, oserei dire, una predisposizione dell'anima. Amo ripetere, perché ne sono convinto, che chiunque può imparare a disegnare in modo professionale se solo si impegna e segue un metodo, anche chi è assolutamente privo di talento.
Ma l'osservazione no. Chi non è capace di "vedere" il mondo intorno a sé non riuscirà mai a disegnare, o a creare e strutturare una storia, raccontare una vicenda.
Io non sono dotato di molto talento, ma ho sempre "rubato" da tutto quello che mi stava intorno. Ricordo ancora che, un po' di anni fa, fui l'unico della classe di fumetto a riprodurre a mente, esattamente, la chiusura ermetica di un barattolo di vetro. Ne avevo uno a casa e lo "vidi" mentre disegnavo. Era ovviamente un esercizio dato proprio per far capire quanto fosse importante la documentazione.
Per disegnare, e per fare fumetti in particolare, per non dire del creare una storia e svilupparla, è BASILARE osservare la realtà, leggere libri (a fumetti e non) e i giornali, guardare i film, guardare la televisione. Camminare per la strada osservando le cose, le persone, i particolari, i visi.
Come puoi imbastire dei personaggi se non hai conoscenza di cosa fanno e sono le persone intorno a te?
Ecco, penso che il VERO TALENTO di un narratore, e di uno che narra con i fumetti in particolare sia SOLO qui. Nella capacità di osservare e documentarsi.

martedì 15 aprile 2008

lunedì 14 aprile 2008

La civiltà dell'immagine

Le urne son quasi chiuse, quindi non correrò il rischio di spostare milioni di voti.
Questo annuncio l'ho staccato personalmente da una vettura della metropolitana di Milano. Ci tengo a sottolineare che ho usato Photoshop solo per "raddrizzarlo" e che il taglio a rasoiate è esattamente quello riportato.



Non voglio aggiungere altro, a parte che a Roma si presentavano apparentati a una lista "Forza Roma" e una "Avanti Lazio"

martedì 8 aprile 2008

M'è capitato che qualcuno mi chiedesse perché scrivo e disegno storie di guerra, anche in questo stesso blog. Allora diedi quella risposta, che fondamentalmente è ancora valida. Oggi però, durante una delle mie solite ricerche per documentarmi su fatti e manufatti mi sono imbattuto in questa fotografia.


Ricordo esattamente che molti anni fa vidi un filmato con questo stesso aereo che spanciava paurosamente sul ponte della portaerei, sbandava avvicinandosi pericolosamente al bordo della pista, rimaneva in questa terribile posizione di equilibrio precario e, sotto la spinta e il terrore del pilota che non trovava di meglio che accelerare a manetta, prendeva fuoco.

Fino a stamattina, il filmato si interrompeva, non ho saputo come era andata a finire. Il pilota, Byron M. Johnson, se l'è cavata senza troppi danni. Ma siccome una foto non è come un filmato (un po' come un film non è un fumetto, no?) qui la cosa che si nota, e che mi ha profondamente colpito, è un'altra, anzi, un altro: il tenente Walter L. Chewning Jr. Ufficiale di ponte (benedetta Wikipedia). Si, quel signore che si sta arrampicando sull'aereo.

Quello che sta sotto al suo piede, ancora (incredibilmente) agganciato alla pancia dell'F6F è un serbatoio ausiliario e come è evidente è rotto e in fiamme, così come già buona pare della fusoliera. Di un aereo che si regge sul ponte non si sa come. Con le ali piene dei caricatori delle 6 mitragliatrici.

E non viene già la voglia di raccontare del coraggio di quest'uomo, o dell'incoscienza, anche? Di chi sia, da dove viene, cosa faceva prima della guerra e dopo, se gli è sopravvissuto?

Non che non ci voglia coraggio, e molto, per vivere anche oggi, pur senza guerre (almeno da noi). Ma a me basta un'immagine così per emozionarmi. Un individuo che per salvarne un altro non trova niente di meglio che saltare su una bomba in fiamme e tirarlo fuori.