venerdì 10 settembre 2010

Trasloco

Un mucchio di cose da fare quando si cambia casa. E non conta andare a 100 metri di distanza o a 400 chilometri, è sempre lo stesso casino. Pagheresti perché lo facesse qualcuno per te (ma le spese sono tante, e quindi lo fai da solo) però c'è anche quella voglia che ti fa alzare presto per fare le cose, la sensazione di essere in un punto cardine e di goderselo attimo per attimo.
Di contro il lavoro rallenta in un modo incredibile, stai dietro a mille cose e ti sembra che il tempo si restringa paurosamente. A me in particolare salta proprio il ritmo, e già da un po' per giunta, come il mio sceneggiatore sa bene...
l'idea che avevo era di traslocare tra il primo e il secondo albo di Normandie, ma le ciambelle non riescono mai col buco e quindi mi ritrovo con qualche pagina dalla fine che faccio un po' a mozzichi, come si dice a Roma. Tutto questo tra l'altro ha un corollario che non mi aspettavo: stando più del consueto su ogni pagina oltre a stufarmene presto mi succede che quando arrivo alle ultime vignette le prime non mi piacciono più. Ergo dilemmi "creativi", ergo "depressioni autoriali", ergo non so più fare un cazzo. Si, poi uno ci ragiona e tira fuori il meglio che può, ma insomma, è un periodo in cui non mi piace molto quello che disegno, ho sempre l'impressione che avrei potuto farlo meglio (che di solito aiuta, ma quando è così mica tanto), e nei momenti migliori mi chiedo se io sia fatto per questo lavoro. Questo di solito svegliandomi alle 3 di notte.
Nella baraonda che c'è in camera mia allora ho trovato qualche ancora. Una soprattutto. Attilio Micheluzzi. Ogni volta che mi fermo a guardare qualche sua cosa è un mondo che mi si apre, narrazione, composizione, disegno, testi. Impressionante.
E allora ecco che le idee arrivano, le vignette si compongono meno sghembe, il gusto per la rappresentazione di un mondo si fa strada.
Non che mi voglia paragonare, ci mancherebbe, mi viene da ridere solo a pensarlo. Però le cose migliorano, e allora, nell'attesa di portare le mie ossa e le mie cose a prendere umido nella nebbiosa piana padana, dove spero in breve tempo ricomincerò con i ritmi che mi sono abituali, qualcosa si combina.